Archivio Pagina 2

08
Feb
08

Condoglianze all’amico Roberto

I Temerari fanno le loro condoglianze ed esprimono tutta la loro vicinanza all’amico Roberto Abatematteo, per la grave perdita subìta in seguito al tragico incidente di Castiglione in Teverina, avvenuto negli ultimi giorni.

06
Feb
08

Temerari Fascisti?

Riproponamo sul nostro blog un articolo a firma di Marco Sciarra, pubblicato lunedì 4 febbraio sul sito di informazione locale www.orvietosi.it, intitolato “il fascismo nel 2008″. Alcuni giorni fa, infatti, un commento anonimo pubblicato su questo blog, ci ha accusati di essere fascisti. E visto che il pezzo di Marco ne parla, ci sembra giusto riproporvelo, per chiedervi cosa ne pensate, sia dell’argomento trattato nell’articolo, sia del discorso “Temerari fascisti”. Buona lettura.

Oramai ho preso l’abitudine di commentare le cose dopo che la discussione si è affievolita: ho parlato della statua di Padre Pio dopo che anche i primi fautori della querelle se ne erano scordati, così come ho fatto un commento sulle feste di Natale solo la scorsa settimana, a carnevale quasi concluso.

A volte lo faccio per mancanza cronica di tempo, altre per pigrizia, altre ancora perché credo che le risposte date d’impulso siano talvolta poco ragionate, così come sono convinto che una idea sedimentata e cullata qualche giorno, poi si riesca ad esprimere meglio. Spesso non è così, lo so, ma mi piace crederlo.

Così come mi è piaciuto “chiamarmi fuori” dal dibattito dei mesi scorsi su Forza Nuova e sulla libertà di informazione. È giusto dare voce ad un movimento di ispirazione, vera o presunta, neofascista che però ha la legittimazione ad esistere da parte di uno Stato che per costituzione è antifascista? O è forse meglio non dare spazio, rinunciando ad un po’ di pluralità e risolvendo in privato una (vera o presunta) carenza dello Stato, che consente a questo movimento di esistere ed esprimersi? Ovviamente non solo non ho la risposta, ma sono anche convinto che a ben guardare abbiano ragione entrambe le fazioni, dato che in una realtà complessa come quella della nostra società civile, capita spessissimo che il contrario di una verità sia un’altra verità. E meno male!

Però da diverso tempo mi è sorta una strana voglia di capire cosa sia davvero il fascismo, e ho scoperto che la bibbia di noi internauti, Wikipedia, tace, ammettendo di non avere una definizione, mentre sa tutto (o quasi) della storia del movimento, del duce, delle idee di razzismo e di antisemitismo, del sentimento di orgoglio nazionale, della dittatura, delle opere del regime e di tutto il resto che già la mia mente confusa associava a vario titolo alla parola “fascismo”.

Vabbeh, si vede che bisogna essere nebulosi sulla definizione, così che tutti possano tacciare gli altri di essere fascisti e tutti possano difendersi dall’accusa, perché si sa, per i nemici la legge si applica, per gli amici si interpreta…

C’è stato qualcuno che ha addirittura accusato i Temerari (con un commento anonimo sul blog temerariorvietani.wordpress.com) di essere fascisti.

A questo punto, allora, mi è venuto il sano dubbio di sapere quale diamine fosse la definizione di fascista. Da amante dei libri come sono, ho lasciato perdere internet per rispolverare il caro Grande Dizionario Italiano dell’Uso della UTET ed ho appreso che la definizione di “fascismo” è: «movimento politico, fondato da Benito Mussolini nel 1919, che fu al potere in Italia dal 1922 al 1943, dando vita ad un regime dittatoriale a carattere totalitario, nazionalista e anticomunista, al quale si ispirarono molteplici movimenti e regimi in Europa e nel resto del mondo».

Mumble mumble…

E dove sarebbero fascisti i Temerari?

Andiamo per ordine:

1) «regime dittatoriale a carattere totalitario»: qualche decina di amici che si ritrova per discutere, fregandosene delle appartenenze politiche dei partecipanti, nel rispetto di tutti e nella speranza che si possa dare una piccola, piccolissima scrollata ad una Orvieto che dorme sarebbe dittatoriale? Provare a vedere se si possa concretizzare qualche micro-progetto usando il buon senso prima delle macrocategorie destra-sinistra sarebbe totalitario?

E allora alcune amministrazioni italiane che non ti cacano se non hai la tessera del loro partito cosa sono? E altre che spacciano la mera declamazione delle decisioni prese nella stanze dei bottoni per partecipazione, comunicazione e dialogo? Boh…

Mia nonna mi racconta che ai suoi tempi, sotto il fascismo, si andava a scuola vestiti da figli della lupa, balilla e via discorrendo, secondo sesso ed età; mi racconta anche che l’istruzione, lo sport, gli eventi, erano tutti sotto l’unico grande cappello del fascismo.

Ma in tante realtà italiane non accade forse così anche ora, dove o ti servi dell’associazione, della cooperativa e della società giusta oppure non puoi fare nulla?

Unica differenza: allora era dichiarato, ora è tacito.

2) «nazionalista»: qui, mutatis mutandis e riportando tutto alla realtà locale, quasi ci siamo; infatti un pizzico di campanilismo (inteso come amore per la propria città, per le sue bellezze, per la sua storia e per le sue potenzialità) nei Temerari lo noto, ma allora sono ancor più temerari il sindaco e gli assessori che la scorsa settimana hanno dipinto sul settimanale di RaiTre una Orvieto-Mulino Bianco in cui l’immondizia profuma, il commercio va a gonfie vele anche grazie ad una ricerca di cui non si sa nemmeno se verranno pubblicati i risultati, e il piano del traffico è l’ultimo tassello di un sistema globale di riordino e promozione. E magari anche il prezzo di svendita della caserma, che è pari pari quello del buco delle casse comunali, è frutto di un grande progetto di sviluppo…

Se questo non è amore per Orvieto cosa è?

È amore vero, datemi retta, quello che ti fa vedere i nei sul volto dell’amata come preziose perle nere, che ti toglie la vista, e in questo caso pure l’udito e l’odorato, e mi sa tanto anche il tatto e il (buon)gusto…

Ok, i Temerari saranno pure campanilisti, ma c’è chi li frega, e di brutto pure!

3) «anticomunista»: a parte il fatto che bisognerebbe capire cosa significhi essere davvero comunista nel 2008 e se la attuale sinistra abbia ancora nulla a che vedere coi principi di uguaglianza sociale, di comune proprietà e gestione di beni e mezzi di produzione, diciamo pure che, dal mio parzialissimo e ristrettissimo osservatorio, ad Orvieto ed in altre piccole realtà di profonda provincia, essere comunisti per parecchi mi sa tanto che voglia dire aspettarsi che la politica ti dia lo stipendio, direttamente o attraverso un equo scambio posto di lavoro-numero di voti. Da questo punto di vista, per quel po’ che ho potuto sbirciare, i Temerari sono davvero anticomunisti, nel senso che, lavoratori in proprio o dipendenti che siano, campano (sopravvivono, va’) tutti del loro lavoro e delle loro capacità, senza dover dir grazie o garantire preferenze a nessun amministratore o politicastro. E vi paresse poco…

Sarà allora per questo che chi, per sfortuna o incapacità, si ritrova a non condividere questa sorte avrà trovato l’unico sfogo alla sua rabbia e alla sua gabbia nel dire «Temerari fascisti»?

Chi mai può dirlo? Chi mai può dialogare (ovvero non solo urlare improperi, ma riuscire ad argomentare e ad ascoltare le ragioni dell’altro interlocutore, ribattendo e istaurando una comunicazione efficace, reciproca e proficua) con un fantasma senza firma e senza attributi?

Concludendo, cari lettori, in questa Orvieto senza dialogo e senza (auto)ironia, chi è più fascista, i Temerari che provano a farsi qualche domanda e a mettersi in gioco e in discussione o chi, dall’alto delle sue certezze sancite da chissà quale supremo ente divino, si autodefinisce non-fascista ed accusa di essere fascista chi solo si azzarda a non pensarla come lui (o chi per lui)?

01
Feb
08

Ce semo. E ce famo.

L’incontro dei Temerari del 30 gennaio è stato un successo. Un buon numero di persone presenti, e, lasciatemelo dire con orgoglio, tutta gente di grande qualità. Davvero.

Nel nostro piccolo (per ora…) abbiamo segnato una svolta epocale nella vita cittadina: erano infatti presenti uomini e donne di ogni orientamento politico, che hanno parlato tra di loro, condiviso molte idee, dimostrato di avere una buona parte di valutazioni e di obiettivi comuni, nonché la volontà ferma di andare avanti insieme. E scusate se è poco.

Adesso che faremo? I prossimi incontri, che partiranno a breve, serviranno per definire fin nei dettagli il soggetto, la sua organizzazione ed il suo funzionamento.

Ci siamo, quindi. Senza dubbi. E ci faremo sentire. Con la nostra libera voce e con la nostra azione.

24
Gen
08

Quello che i politici continuano a non capire

Un recente sondaggio di un noto istituto di ricerca ci fa sapere che il 75% degli Italiani (avete capito bene, 3 italiani su 4) non si fidano per niente dei partiti e della classe politica in genere. Si tratta di un dato a dir poco disarmante, ma che in fondo non stupisce più di tanto. Basta guardarsi intorno.

Il perché di tutto questo è ormai noto a tutti, e non vogliamo stare qui ad analizzarlo. Quello che ci interessa sottolineare è il fatto che la classe politica (tranne alcune eccezioni, che vogliamo sperare ci saranno pure) sembra in realtà non tenerne minimamente conto.

Oggi praticamente tutti i politici ripetono in coro che la gente è stanca della solita politica, che bisogna cambiare metodo, che non si arriva alla fine del mese, eccetera eccetera, bla bla, ma l’andazzo medio che la gente continua a percepire è in realtà sempre quello. Non è in realtà cambiato di una virgola, tranne poche eccezioni, a prescindere dall’area politica che si prende in considerazione.

Il problema è che una cosa è il dire che bisogna cambiare, altra cosa è dimostrarlo con i fatti. E la politica, nonostante tutto, continua a dimostrare di fregarsene della gente comune, dedicando la gran parte delle proprie energie e del proprio tempo solo alle faccende e agli interessi interni, ed alle questioni di potere.

E nel frattempo nella società civile si accumula, sempre più, un “bubbone” di malcontento, che si sta facendo sempre più incontenibile. Vedremo come andrà a finire.

La realtà ormai palese, cristallina e non più smentibile è che un sistema sedimentato, che fondamentalmente si regge su equilibri di gestione e di controllo del potere e di clientele, ed il cui obiettivo, quello vero, è solo ed unicamente il proprio autosostentamento, per come è messo ora, ha ben poche possibilità di cambiare. Come sempre, le chiacchiere stanno a zero.

A dire il vero stiamo assistendo a dei tentativi, assolutamente positivi ed apprezzabili, da parte della gente, di cambiare le cose dal basso, lavorando anche dall’interno degli stessi schieramenti politici, o addirittura in modo trasversale, ma di risultati, per ora, se ne vedono ben pochi.

Perché in realtà tutto questo non basta. Affatto. Chi detiene il potere si comporta come un lupo affamato, attaccato al proprio osso, che già lo deve difendere dagli altri lupi del branco, figuriamoci se basterà gridare, spesso in modo un po’ naif, la propria voglia di cambiamento, per farglielo lasciare. Non scherziamo, non lo crederemo mica. Bisogna quindi andare oltre, trovare nuove soluzioni. Ammettiamo che non è per niente facile.

Il problema, quindi, è questo: come spingere un sistema cristallizzato, difficile anche solo da scalfire e malato cronico, al cambiamento? Come spingere una classe che punta essenzialmente solo alla difesa dalla propria posizione o alla ricerca spasmodica del suo miglioramento, ad un cambiamento radicale di costumi, di metodi e di obiettivi, che, per come vanno le cose oggi, sembra a dir poco un’utopia?

A voi la palla.

16
Gen
08

La data? Il 30 gennaio. Il posto? Chiedetelo a noi.

Il 30 gennaio 2008 inizieranno una serie di incontri che serviranno a definire la struttura, il funzionamento e l’azione del movimento dei Temerari.  Insomma, si getteranno le basi del nostro futuro.

Se volete partecipare alla costruzione della “creatura”, se volete dire la vostra o ascoltare quello che si dirà, se semplicemente siete curiosi di capirci di più, o se addirittura volete in modo talmente forte il cambiamento e credete in noi, che siete disposti sostenere la nostra azione anche a livello economico, contattateci, attraverso la nostra e-mail, che non ci stancheremo mai di ricordarvi: temerariorvietani@libero.it. Vi faremo sapere dove ci incontreremo, o più semplicemente saremo a vostra disposizione, per rispondere a tutte le vostre domande o curiosità.

08
Gen
08

Aiutateci a costruire una Orvieto migliore.

Cari amici, il temerario Simone Colonnelli ci dice:

“A livello operativo e strettamente pratico credo che la prima cosa da fare sia quella di uscire finalmente allo scoperto, facendo circolare le nostre idee tra la gente. Iniziamo cioè ad informare i cittadini, a dire loro cose che magari già sanno, ma che fanno finta di non vedere. Il blog è stata un’iniziativa fondamentale per farci conoscere, ma dobbiamo tener presente che non tutti gli orvietani sono internauti: redigiamo quindi dei fogli d’informazione, andiamo per il corso e distribuiamoli. Può sembrare banale, ma se vogliamo iniziare a dare seguito ai nostri bei discorsi dobbiamo darci da fare. Scuotiamo l’establishment: è questo l’imperativo. Servono atti concreti per uscire da una dimensione quasi settaria, che qualcuno ritiene erroneamente elitaria. Credo sia arrivato il punto di dotarci di una sede, anche un garage o una baracca, dove vederci per discutere e mettere a punto un progetto concreto (magari abbozzando uno statuto e un programma del movimento). Insomma, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.”

C’è poco da aggiungere, se non per dire a tutti voi, Orvietani veri, che ancora credete nel cambiamento, che questa è l’occasione per fare la vostra parte. E allora unitevi a noi, perché di voi abbiamo, ora più che mai, bisogno.

Il nostro non è un circolo culturale, o un club di intellettuali, ma un semplice gruppo di amici che credono in un progetto comune: cambiare in meglio Orvieto.

Fatevi coraggio, cari concittadini, e scrollatevi di dosso una volta per tutte le vostre incertezze o diffidenze. Inviateci un’e-mail con i vostri recapiti (temerariorvietani@libero.it), o se ci conoscete, anche di vista, contattateci, fermateci anche per strada se necessario, e chiedeteci informazioni. Perché nei prossimi giorni ci incontreremo tutti insieme per ragionare sul da farsi. E da fare c’è proprio tanto.

Ognuno potrà dire e fare la sua parte, in base alle proprie preferenze, alle proprie attitudini, al tempo disponibile, ed alla propria voglia. Ci basterà anche semplicemente la vostra presenza. Significherebbe molto.

Costruite insieme a noi, concretamente, una Orvieto migliore. Perché in fondo, se ci pensate bene, il più grande favore lo farete proprio a voi stessi.

02
Gen
08

La questione generazionale orvietana

Voglio iniziare riproponendo un frase tratta da un intervento pubblicato su questo blog, a firma dell’amico Guido Turreni.

“Secondo il mio parere è necessaria una rivoluzione culturale prima che politica, molto, ma molto temeraria e solo i giovani la possono promuovere.”

Chapeau, Guido. E’ giusto, giustissimo. Una verità cristallina.

Stiamo comprendendo che il problema di Orvieto è soprattutto di carattere generazionale. E la cosa che mi sembra positiva è che i giovani di qualità dei vari schieramenti comincino a parlarsi tra di loro; magari, per ora, ancora con un po’ di diffidenza, ma secondo me è questa la via per il cambiamento.

Ho avuto modo recentemente di incontrarmi con persone, anche di idee politiche diverse dalle mie, che personalmente ritengo di “alto livello”, e con piacere ho riscontrato in loro motivazioni importanti e convergenza di idee su alcuni punti che ritengo basilari. Risultato: è senz’altro possibile trovare punti d’incontro forti, sui quali lavorare insieme.

E’ purtroppo vero che molti giovani a livello anagrafico, già si dimostrano vecchi dal punto di vista della mentalità, dei metodi e degli obiettivi (e in tutta sincerità li vedo difficilmente recuperabili) ma, di converso, ritengo anche vero il contrario, cioè che molti non più teenager, abbiano passione genuina, freschezza di idee e voglia vera di cambiamento. Pertanto parlo di problema generazionale con una connotazione non strettamente anagrafica, ma soprattutto di “spirito”.

Ma se il problema è di carattere generazionale, allora anche gli strumenti per affrontarlo e risolverlo devono essere nuovi e diversi. Secondo voi, a livello strettamente pratico ed operativo, cosa si dovrebbe fare? A voi la palla.

P.S.
Un ultima cosa: mi dicono che sono iniziati i tentativi di spingere al boicottaggio di questo blog, perché sempre più amici intervengono su di esso, e dicendo la loro, in qualche modo lo legittimano. La cosa ci fa grande piacere, perché significa che iniziamo a contare qualcosa, a fare opinione. Insomma, qualcuno ci ritiene importanti. E potenzialmente pericolosi. Superfluo confermare l’effetto boomerang che avranno questi tentativi. Saremo sempre di più, più presenti e sempre più motivati.

28
Dic
07

Auguri agli Orvietani di buona volontà

I Temerari fanno i loro più sinceri auguri a tutti i cittadini orvietani che credono nel cambiamento e nel miglioramento della loro splendida città, e danno appuntamento a tutti per i primi giorni del 2008, confidando che nel nuovo anno sempre più amici comprendano l’importanza del darsi da fare in prima persona, ed aderiscano al nostro movimento.

15
Dic
07

libertà di pensiero e informazione. cosa ne pensi?

Negli ultimi giorni, sui vari media on line di Orvieto, è emersa una questione di grande importanza, che riguarda il rapporto tra informazione e libertà di pensiero e di espressione. La vicenda, come è noto, riguarda la scelta di alcuni blog della sinistra locale di farsi togliere dal sito tuttorvieto.it, perché esso dà spazio anche al blog di Forza Nuova. Si vocifera inoltre di un possibile boicottaggio economico ai danni del sito di Claudio Lattanzi.
Al di là di valutazioni sul movimento politico Forza Nuova, cosa ne pensate della decisione presa dalla sinistra orvietana? E’ giusta o sbagliata?

04
Dic
07

Il vero problema di Orvieto

Alcuni giorni fa parlavo di lavoro con un amico. L’amico lavora in una città umbra più o meno delle stesse dimensioni di Orvieto. Facevamo alcuni paragoni tra le due città.

Orvieto usciva vincitrice da ogni confronto: più bella, più ricca di arte, di cultura, di bellezze ambientali e meglio posizionata geograficamente, con l’autostrada e la ferrovia sotto casa e la superstrada a un tiro di schioppo. A un’ora da Roma, a un’ora e mezza da Firenze, a un’ora da Perugia e da Terni, a mezz’ora da Viterbo. Uno spettacolo. Tutte le carte in regola per imporsi come realtà cittadina importante, dinamica e moderna.

Poi abbiamo guardato ai contenuti. Economia, mentalità imprenditoriale, commercio, industria, politica locale, sostegno allo sviluppo e quant’altro. E qui cascava l’asino. Non ci sono volute ore per capire il perché. La risposta? Il problema di Orvieto è la mentalità orvietana.

Capisco che a questo punto ognuno si senta tirato in ballo e si metta sulla difensiva, ma proviamo ad analizzare la situazione con un minimo di serenità. Ed a non generalizzare.

Allora. Parlando dell’altra città umbra, il mio amico mi parlava di mentalità imprenditoriale, di gente che cerca di costruire qualcosa con i propri sforzi, di aziende, anche minori, che puntano all’eccellenza, e guardano ad un mercato più ampio di quello del proprio territorio, che competono su un mercato non inquinato dalla politica, che programmano, hanno strategie, cercano la realizzazione nel settore privato. Che puntano alla creazione di qualcosa di importante. E si danno degli obiettivi.

Poi siamo passati ad Orvieto. Sì, e a Orvieto? A Orvieto il miraggio è ancora quello del postarello nel settore pubblico, magari sotto l’aletta protettrice della politica. E molti di quelli che lo trovano si sentono furbi, si sentono paraculi. Soprassediamo. A Orvieto ancora non abbiamo capito che lo sviluppo si crea solo ed unicamente nel settore privato, e che il settore pubblico è un costo, che paghiamo tutti. Non abbiamo capito, anzi facciamo finta di non capire, che è ancora peggio, che prima o poi dovremo sfrondare copiosamente un sistema di spesa dissennata che ci ha prosciugato le tasche. Lo faremo, nel più classico stile orvietano, quando non ci saranno più alternative.

Quanti giovani imprenditori ci sono ad Orvieto? Quanti si mettono in proprio, e con le sole proprie forze, rischiando, puntano in alto? La politica aiuta e stimola i giovani? E’ essa un referente affidabile, propositivo, che sostiene lo sviluppo e promuove il cambiamento? Hanno obiettivi chiari e raggiungibili la maggior parte dei cittadini orvietani? Viviamo in un sistema aperto, dove si respira la cultura dell’innovazione? Siamo ambiziosi, vogliamo dare lustro alla nostra città? Conosciamo le priorità, sappiamo ragionare in termini di obiettivi, di strategie e di tempi? Abbiamo una visione del futuro di Orvieto? Non mi sembra che questa sia esattamente la cifra della mentalità orvietana.

A Orvieto perdiamo i giorni interi a discutere di cose secondarie, ci indignamo per Forza Nuova, per la quale i commenti sulla stampa on line locale non si contano, ma ci guardiamo bene, tranne i soliti noti, dall’incazzarci pubblicamente, mettendoci la faccia, con nome e cognome, per i miliardi bruciati dal comune, per il fatto che per mantenere il sistema ci vendiamo i gioielli di famiglia. Che in città abbiamo il maggiore tasso umbro di dipendenti pubblici. Che l’economia locale è agonizzante. Chissà com’è quando si parla di tali argomenti, nessuno commenta, nessuno dice mai niente. Ma certo, il problema vero è Forza Nuova, il resto sono quisquilie. E mentre discutiamo di argomenti fumosi, non facciamo altro che stare al gioco di chi ha interesse nel fatto che non si parli dei problemi veri. E non ci rendiamo conto che Forza Nuova altro non è che l’ovvia conseguenza di un sistema malato e corrotto, che altro non ha prodotto che una situazione cittadina da malato terminale. Però no, è brutto parlarne e denunciarlo. Non sta bene. E’ qualunquista.

Invece di intervenire sulle cause ci incazziamo per i sintomi. E’ come se ad una persona col raffreddore invece di farla stare al caldo e prendere un antistaminico gli urlassimo di non starnutire. Semplicemente ridicolo.

Allora io penso che in fondo ce lo meritiamo. Ci meritiamo una città al crepuscolo, dove i cittadini anche mentre affogano ed hanno l’acqua alla gola discutono delle cazzate. E non capiscono qual’è il vero nodo, il fulcro del problema.

A orvieto siamo tutta teoria.

Orvietani, che ne pensate? Ah, dimenticavo. Commenteranno, forse, i soliti quattro gatti.




Temerari Orvietani

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Per info temerariorvietani@libero.it

 

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