Archivio Autore di Leonardo Riscaldati

22
Gen
09

Costruiamo il programma per il prossimo sindaco

Sono giorni di grande fermento. Le figure dei possibili candidati alle elezioni amministrative di primavera si stanno finalmente manifestando ed il dibattito si sta allargando alla società civile locale.

Con l’obiettivo di concorrere alla definizione di alcune priorità e proposte concrete di intervento il blog dei temerari vuole chiedere agli orvietani, a prescindere dalla propria area di appartenenza politica e dal candidato che sarà eletto, quali siano le principali cose da fare, ed eventualmente come esse dovrebbero essere fatte.

Proviamo quindi ad aprire un dibattito aperto a tutti, per riuscire a costruire qualche proposta concreta, che venga dal basso, dal punto di vista cioè dei cittadini.

Voglio iniziare io a fare una proposta. L’argomento è quello del turismo, e la proposta è molto semplice: è quella di portare avanti il discorso intrapreso durante il forum sul turismo organizzato alla fine da novembre, da Marco Sciarra e da Dante Freddi. Si tratta in estrema sintesi di organizzare un gruppo di lavoro fisso e specifico, che partendo da un lavoro di dialogo con la società civile e gli operatori si occupi ed abbia la responsabilità di definire dapprima un chiaro posizionamento del prodotto “Orvieto” da proporre sul mercato e poi di redigere un piano di marketing strategico che concretizzi il posizionamento stesso, attraverso delle azioni di marketing e di comunicazione sinergiche, strutturate, e ben pianificate.
Bisognerà darsi degli obiettivi chiari da raggiungere e stabilire i tempi entro i quali definire il progetto strategico di azione. Ovviamente il progetto andrà sviluppato attraverso un approfondito e costante lavoro di dialogo con il nuovo sindaco, per poter valutare nel merito anche gli aspetti relativi alle risorse disponibili e per utilizzare tutte le informazioni disponibili per realizzare un progetto realisticamente fattibile. Lo stesso sindaco dovrebbe ritenere vincolanti le conclusioni alle quali si giungerebbe.In tutto questo la sfida che dovrà raccogliere il sindaco sarà quella di essere in grado di lavorare a fianco della società civile e concordare con essa alcune scelte strategiche ed operative.

In parallelo andrebbero organizzate delle occasioni di incontro per informare con la cittadinanza sul messaggio che sarà veicolato verso l’esterno e sul ruolo che ogni cittadino dovrà avere in tale contesto. E’ vero infatti che se a livello di comunicazione si propone un certo tipo di immagine, insomma, se si fa una certa promessa, è necessario che l’aspetto “esperienziale” per i turisti dovrà corrispondere a quanto ci si aspetta. Insomma, la cittadinanza dovrebbe imparare a fare “sistema” nella pratica e non solo a parole.

Ecco, riuscire a fare questo secondo me sarebbe già molto.

La mia l’ho detta, voi invece cosa proponete?

08
Gen
09

Umbria jazz, un’altra occasione persa?

Leggendo alcuni interventi sui siti di informazione locale, ho notato che anche quest’anno la sera i negozi, soprattutto quelli sul corso, non solo hanno tenuto chiuso, ma nemmeno le vetrine accese.

Inoltre sembrerebbe che i prezzi per i turisti siano stati aumentati in modo indiscriminato.

A causa di un attacco di influenza non sono potuto girare la sera per farmi un quadro della situazione, quindi chiedo a chiunque abbia vissuto la rupe di sera durante la manifestazione di dire la sua.

Come è andata in realtà?

13
Ago
08

Oltre al danno la beffa

Non solo stanno vendendo tutti i beni del comune, ma le stesse persone che hanno causato lo scandaloso dissesto finanziario (ma non solo quello), e che per questo andrebbero perseguite nelle sedi opportune, ce le ritroviamo a parlare del futuro di Orvieto. E c’è anche chi li ascolta. Da non crederci, solo a Orvieto è possibile questo.

Manco a dije vergognative, tanto la vergogna non sanno neanche do’ sta de casa. Vi diranno che in realtà loro hanno sempre lavorato avendo come unico obiettivo gli interessi della cittadinanza. Da sbudellasse da le risate.

Mi incazzo. Mi incazzo perché sembra che manco la peste possa riuscire a ripulire una città dilaniata da decenni di gestione del potere fatta da incapaci incompetenti, che hanno inteso la gestione della città semplicemente come “cosa loro”.

Una città rovinata con la complicità di un popolo bue, che non vede o che per mero opportunismo finge di non vedere, e che spesso ha l’unico interesse di raccogliere come un cane le briciole che cadono dal tavolo del banchetto, che a Orvieto si continua a tenere ininterrottamente da decenni (vogliamo parlare della nuova lottizzazione di Ciconia?).

Diciamoci la verità. Forse, in realtà, si dovrebbe incominciare a vergognare chi, alla luce di tutto questo, continua a votarli. Perché è proprio grazie al suo voto, spesso “comprato” per un misero posto di lavoro, o per un favore, che i mediocri signorotti locali hanno fatto e continuano a fare i loro porci comodi.

Gente, “sciornative”, sennò mutismo e rassegnazione.

03
Lug
08

Cosa contrapporre all’amministrazione comunale alle prossime elezioni amministrative?

L’anno prossimo ci saranno le elezioni comunali. Che la città di Orvieto sia amministrata (?) malissimo nessuno ha più dubbi, spesso neanche nella stessa area politica che sostiene la maggioranza.

In questo periodo si sente parlare di molti soggetti che stanno valutando il da farsì per presentarsi alle elezioni, ognuno con diversi obiettivi, dal semplice “andiamo al ballottaggio” (immaginato da diverse personalità di centro sinistra) per avere poi potere contrattuale in un secondo momento, fino al “cambiamo tutto”, che riguarderebbe sia proposte prettamente di centro destra che liste civiche che si pongano lo stesso obiettivo, ma attraverso una differente strategia.

Il mio punto di vista già ho avuto modo di chiarirlo nei giorni scorsi sulle pricipali testate on line dell’orvietano. Ma voi che ne pensate? L’argomento è importante, perché per quanto ci si possa interessare o meno della questione, essa investirà sicuramente la vita di ogni cittadino, voi compresi.

Quindi dite la vostra. Cosa fareste? Qual’è la soluzione che avete in mente o che immaginate?

A voi la palla.

13
Giu
08

I soldi degli scrutatori

Ho fatto lo scrutatore alle elezioni politiche del 13 aprile 2008. Siamo al 13 giugno, sono passati esattamente due mesi e dei soldi (mi dicono siano poco più di 140 euro) neanche l’ombra. Non credo di essere l’unico che non abbia ricevuto il compenso per il servizio reso, ma penso che sia arrivato il momento di vederci chiaro. Non tanto per la cifra in sé, ma per una questione di principio.

Insomma, CHE FINE HANNO FATTO I SOLDI ?!

Invito gli altri scutatori locali a fare presente la loro situazione ed esprimere i propri punti di vista su questa situazione, per capire un po’ meglio come stanno le cose.

Una cosa è certa: a Orvieto non si perde occasione per dimostrare l’inefficienza delle istituzioni locali. Non so, forse qualcuno pensa di avere a che fare con una massa di pecoroni a cui puoi fare quello che vuoi, ma si sbaglia, e di grosso.

Vedremo come si evolverà la situazione nei prossimi giorni, ma staremo bene all’erta, pronti a farci sentire in modo forte e chiaro…

10
Apr
08

La rivolta dei commercianti orvietani

Prologo:

Una decina di anni fa mi trovavo a Milano, all’interno di uno degli uffici direzionali di un’importante agenzia pubblicitaria internazionale, perché ne conoscevo l’amministratore delegato, e mi venne fatto dare uno sguardo ad un documento di un centinaio di pagine che mi fu detto essere costato centocinquanta di milioni di lire. Robetta. Quel documento forniva la fotografia dell’evoluzione delle tendenze e degli stili della società italiana dell’epoca. Mi fu detto che quella era la fonte di tutto quello che veniva fatto. Era la bussola che guidava l’azione del network pubblicitario nella scelta dei messaggi pubblicitari, del loro taglio, dei contenuti, del linguaggio utilizzato, degli elementi da sottolineare, spesso dei testimonial e di molto, molto altro ancora. Oro, quindi.

Quel documento era il rapporto conclusivo di una ricerca di mercato.

__________________________

La rivolta dei commercianti orvietani: quando la montagna partorisce il topolino.

Nelle ultime settimane un numero sempre crescente di commercianti del centro storico di Orvieto si è scagliato contro l’amministrazione comunale locale per sottolineare con forza i propri problemi, soprattutto per contestare il fatto che il trasporto pubblico faceva sì che i turisti locali bypassassero le principali vie della città da percorrere a piedi, per arrivare direttamente al Duomo, impedendo in pratica alle stesse attività commerciali l’opportunità di concludere affari e di vendere i propri prodotti.

E’ un dato di fatto che Orvieto è una città in piena recessione, che sempre meno persone salgono sulla rupe, che i turisti si fermano mezza giornata, spendendo sempre meno e che il commercio agonizza.

I problemi insomma, non ci mancano di certo. Però, e non mi stancherò mai di dirlo, continuiamo a non capire, in realtà, cosa bisognerebbe fare per affrontarli. E magari pure per risolverli.

E’ che a Orvieto siamo abituati a ragionare solo e sempre sui problemi e mai sulle soluzioni, per cultura. Se prendete un commerciante a caso, con un’altissima probabilità, vi saprà dire per filo e per segno quali sono i problemi della città, ma se gli chiederete anche cosa si dovrebbe fare per affrontarli lui vi dirà “boh”, “che ne so”, “non ne ho la minima idea”. Questi sono i fatti.
E non parlategli, tranne qualche eccezione che fortunatamente c’è, ma che è e numericamente pressoché irrilevante, di strategie di marketing, di ricerche di mercato, di gioco di squadra, di “prodotto Orvieto”, di posizionamento, di comunicazione. Ma che scherziamo? Il marketing? Roba inutile. Tutte stupidaggini. Il metodo è un altro. Solo che nessuno lo sa.

La concezione che c’è ad Orvieto, per esempio, e bene che vada, è che una ricerca (sociale, di marketing…) si faccia solo per stampare alla fine un libretto, e poi tutto si fermi lì. Non si capisce che quei risultati, che quel libretto, è la bussola che orienta l’azione successiva. E’ quel libretto l’unica fonte di dati a cui riferirsi. In tutto il mondo le cose funzionano così. E funzionano. Questo E’ il metodo. Ma no, sbagliano tutti, solo a Orvieto abbiamo capito. Noi, nella nostra infinita conoscenza e saggezza, siamo soliti dire: “secondo me dovemo fa’ questo”. Questa è la filosofia. In sintesi: le chiacchiere da bar, dove ognuno dice la sua, ed è convinto di essere il depositario della verità.

Comunque, visto che la parola marketing a Orvieto è un tabù, proviamo a metterla in un altro modo.
Per fare le cose per bene si dovrebbe procedere, per logica, così: tanto per cominciare bisognerebbe capire come stanno veramente le cose, chiedendo ai turisti cosa pensano di Orvieto, delle sue attività commerciali, dei prezzi, dei monumenti, della comunicazione, della comodità di raggiungere le cose da vedere ecc. Bisognerebbe capire i tour operator cosa pensano e che informazioni hanno nei confronti nostra città e chiedere loro delle valutazioni sui motivi del turismo mordi e fuggi, o del perché le presenze sono in calo, o dei trend del turismo in generale. Poi bisognerebbe sapere dalla viva voce dei commercianti altre preziose informazioni. Insomma, bisognerebbe raccogliere gli elementi per fare quella che un medico chiamerebbe la diagnosi.

Tutti questi dati, poi, dovrebbero servire per costruire una strategia pratica, fatta di azioni concrete, che vada ad affrontare, a correggere, a stimolare, gli elementi critici che sono emersi. Insomma, bisognerebbe definire la cura per il malato. Una cura determinata da elementi oggettivi, elementi veri, non chiacchiere da bar.

Andrebbero infine, ovviamente, prese le medicine prescritte. Sarebbe quindi necessario lavorare a livello di costruzione di prodotto, di comunicazione, di promozione, di offerta, di servizi, di infrastrutture, ed altro. Ricordiamolo, tutto sulla base degli elementi emersi dalla ricerca.

Così, e solo così, si potrebbe curare il malato Orvieto.

Come ragionamento, come percorso logico, vi sembra giusto o no? Ecco, questo è un ragionamento fatto in un’ottica di marketing, secondo un percorso ricerca-analisi-strategia-azione. Roba da extraterrestri? Roba troppo esotica? Manco per idea. Una traduzione secondo me efficace anche se molto generica e non ortodossa di marketing potrebbe essere semplicemente questa: buonsenso applicato agli affari.

A Orvieto non sappiamo minimamente cosa fare ma chissà com’è sappiamo benissimo cosa non va fatto. E quindi diciamo di no a tutto quello che non conosciamo. Perché in realtà le cose che non conosciamo sono molte, ma nella nostra assai alta opinione di noi stessi, le snobbiamo perché pensiamo di sapere tutto. Ma se i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi, forse sarà ora di rivedere le nostre posizioni.

Non abbiamo capito, e forse non capiremo mai, che il problema non è il pollicino. Il problema non sono i varchi elettronici. Il problema non è un elemento singolo ma il sistema città in generale. Continuiamo a concentrare l’attenzione su elementi singoli di una struttura, non capendo che è il contesto generale che va rivisto e ridefinito. Le cose stanno così. Bisogna smetterla di lavorare sui sintomi e bisogna iniziare ad agire sulle cause.

Dirò la verità, inizio ad essere pessimista.
Sono pessimista perché mi rendo sempre più conto che a Orvieto abbiamo una classe di commercianti con un gap culturale importante, (e badate bene, non è un’accusa, ma una semplice constatazione) spesso con poca umiltà di ammeterlo e di impegnarsi a colmarlo. Sono pessimista perché le principali associazioni di categoria pensano in realtà solo per loro stesse, per i propri interessi e/o per i loro sponsor o referenti politici, cercando solo di gestire, di strumentalizzare e di canalizzare il consenso dei commercianti per i propri scopi particolari. Sono pessimista perché abbiamo una classe politica che non è in grado, e né in realtà vuole, prendere in mano la situazione ed affrontare una volta per tutte i problemi. Perché, in realtà, ha altri obiettivi. E ben poche competenze. Tre elementi, questi, che miscelati tra di loro elevano a potenza i problemi orvietani. E rendono la situazione incredibilmente critica e difficile da affrontare.

Probabilmente ci vorrebbe un ricambio generazionale per cambiare le cose. Ma inizio ad essere pessimista pure su questo. Mi guardo intorno e a Orvieto nella maggioranza dei casi vedo tre categorie di giovani: vedo quelli più capaci, competenti e ambiziosi che non trovano uno straccio di lavoro all’altezza e che quindi se ne vanno (e credetemi, sono persi per sempre). Le menti più brillanti, più dinamiche e aperte stanno tutte abbandonando la città. Un dramma, in prospettiva.
Vedo quelli che per necessità, per mancanza di mezzi, per amore della propria città, o per altro, tirano a campare cercando di sbarcare il lunario facendo quello che passa il convento, con prospettive di carriera e di affermazione professionale assai limitate.
Poi vedo gli inzeppati, quelli che con la tessera del partito hanno (pensano di aver) svoltato. Vedo i giovani politici locali che sembrano sempre di più la copia della generazione precedente. Ditemi voi quali prospettive possiamo avere.

Non c’è che dire, stiamo facendo proprio un bel lavoro.

Comunque, per chiudere, torniamo alla protesta dei commercianti. Vedrete come andrà a finire: tutto si risolverà con un nulla di fatto, o quasi. Organizzeremo qualche manifestazioncina, il sindaco darà qualche briciola di contentino ai commercianti, basta che non rompano più le scatole, e poco più. Scommettiamo?

Chissà, forse mi sbaglio. Forse, come per incanto, il commercio locale tornerà magicamente a fiorire, in una città presa d’assalto dai turisti, che torneranno a spendere grandi quantità di denaro, equamente distribuite tra tutte le attività commerciali locali, che godranno di molti anni di benessere e di prosperità.

E vissero felici e contenti…

20
Mar
08

Benvenuta radio orvieto web

L’Associazione “Liberarte Orvieto”, in collaborazione con il Centro giovanile “Mr.Tamburino”, con un nutrito gruppo di impavidi giovinastri gongola nel comunicare al Comprensorio Orvietano tutto, isole comprese, la nascita di una nuova radio, una radio via internet, vera, libera, spavalda, di necessità imperfetta. Radio Orvieto Web ama la buona musica, la creatività, le idee trasversali, lo sciocco entusiasmo giovanile, si nutre di rock, di musica d’autore & popolare, di funky, soul, dance, dio solo sa cos’altro, di “ragà-che-c’è-da-fa’-stasera-in-giro?”, di menti pulsanti, di pulsanti, di teatro e letture, di informazione sul territorio, di gente che con altra gente, gentilmente, fa cose per la gente, ma anche di sport, cucina, cinema, fancazzismi di geniali dilettanti in selvaggia parata, perché R.O.W. viaggia l’alto e il basso, senza abbellimenti, senza impedimenti, senza pubblicità, e soprattutto senza
nessuna intenzione di assomigliare ai tristi network commerciali. Da giovedì 3 aprile 2008 ogni giorno sul tuo personal computer al sito www.radiorvietoweb.it dalle ore 18.00 alle 24.00 R.O.W. sarà in onda, per voi e con voi.

Questo il comunicato ufficiale di presentazione della radio, che già in fase di progettazione ha coinvolto decine e decine di giovani e appassionati orvietani di tutte le età. Sul sito internet, già attivo, trovate le descrizioni dei programmi (c’è di tutto: oltre alla musica, con un particolare orecchio a quella di produzione locale, sport, cinema, news, cultura e cucina), un forum dove dire la vostra e magari proporvi come speaker, e una chat per interagire coi conduttori in diretta.

R.O.W. sarà ascoltabile tutti i giorni direttamente dal sito internet www.radiorvietoweb.it , gratuitamente, con qualsiasi connessione e lettore multimediale. Il 28 marzo, dalle 18, la grande festa di presentazione, presso il Centro Mr.Tamburino di Ciconia, con concerti di gruppi locali, DJ-set, food, drink e altra roba in inglese.

17
Mar
08

Orvieto Turistica?

Riproponamo sul nostro blog un articolo di Marco Sciarra, pubblicato in questi giorni sul sito di informazione locale www.orvietosi.it, che parla con la consueta chiarezza della situazione in cui si trova la città di Orvieto dal punto di vista del turismo. Buona lettura a tutti.

È di qualche giorno fa la diffusione, da parte di Federalberghi, dei dati più che allarmanti su presenze e permanenze medie ad Orvieto e in Umbria.

Spero solo che nessuno sia cascato dalle nuvole quando ci si è accorti che quasi tutta la provincia di Perugia e lo stesso bacino ternano hanno subito un incremento di flussi nel 2007 mentre Orvieto e il suo territorio hanno riportato dati in nettissima flessione.

Spero infatti che a nessuno sia sfuggito cosa è stata capace di organizzare Perugia attorno alla figura del Perugino (bissando ora col Pintoricchio), mettendo insieme tradizioni, identità locali, ricchezze del territorio, pacchetti ben strutturati ed un battage promozionale di alto livello, mentre da noi ci si stava dimenticando addirittura cosa c’entri Orvieto col Corpus Domini.

E questa mia affermazione non è affatto una iperbole, avendo avuto modo di costatare che non solo i turisti, ma anche parecchi orvietani, quando uscivano dall’ultimo Presepe nel Pozzo -incentrato sull’Eucarestia e i cui pannelli introduttivi parlavano del Corpus Domini, della sua istituzione, del miracolo di Bolsena, di Urbano IV e delle visioni di Giuliana di Liegi- si dichiaravano addirittura sorpresi che una delle più grandi festività del mondo cattolico fosse stata istituita proprio a Orvieto.

Ben venga il corteo storico, specie se meglio valorizzato tutta l’anno con un museo, ben venga il dramma sacro, ben vengano le conferenze, ma uniamo tutto questo e molto altro ancora in un progetto di più ampio respiro e di maggior richiamo e durata, su cui i tour operator, locali e non, possano confezionare fior di pacchetti turistici. E così su qualche altra decina di tematiche di sicuro richiamo per il resto dell’anno.

Oppure siamo convinti che Orvieto abbia il suo futuro nell’industria? Forse è così, se nella sua ultima trionfale visita sulla rupe la Lorenzetti ha parlato di tutto, dalle aree industriali alla new technology, dall’agricoltura alla pubblica impresa, senza spendere mezza parola sul turismo e ricevendo, nonostante questo, scroscianti applausi da tutti i presenti.

Facciamo i conti della serva: la provincia di Perugia ha istituito ben otto sistemi turistici locali, quella di Terni uno solo.

Come mai? Ma è ovvio! Una sola azienda di trasporti, una sola ASL, un solo centro multimediale da mantenere a suon di videocamere e un solo sistema turistico. E poi ci meravigliamo se gli educational organizzati per i tour operator straneri prevedono mezza giornata a Orvieto e cinque tra cascata delle Marmore, archeologia industriale di Terni e tutti i più sperduti centri del ternano-narnese-amerino?

Ripeto, prendiamone atto, ma almeno non caschiamo dalle nuvole!

Ora la sede del consorzio turistico provinciale unico è Orvieto, ma è già noto che ci sarà una sede-fotocopia anche a Terni, e la paura, fondata, è che, nonostante promesse e impegni, anche la promozione di Orvieto continuerà ad essere fatta con le briciole che cadono dai banchetti altrui, magari foraggiati grazie all’appeal delle guglie del nostro Duomo.

Già, la promozione, quella strana cosa di cui noi Orvietani abbiamo conosciuto il nome solo ora che ci troviamo con l’acqua alla gola, ma che ancora facciamo in forma fin troppo privata e privatistica, totalmente disgregata e spesso schizofrenica.

Evito di parlare di nuovo dell’inutilità manifesta del defunto Orvieto Promotion (a proposito, quando me la restituite la quota capitale?), così come evito di cadere nella bassa polemichetta che vuol far notare che ci sia un orvietano ad amministrare l’organismo regionale di promozione, dato che a noi orvietani ci fa sempre un po’ specie sembrare di essere di parte: siamo magnanimi, tanto che, quando a capo di una nota testata regionale c’era un orvietano, si preferiva non parlare quasi mai di Orvieto, ma giusto per non sembrare di stare a fare favoritismi.

Non voglio invece evitare di puntualizzare un’altra volta l’ovvio: il Duomo, il Pozzo di San Patrizio, le caserme, le scuole, l’ospedale, hanno per decenni empito le casse degli operatori turistici, ricettivi e commerciali orvietani senza il benché minimo sforzo di promozione.

Ora però, in un momento in cui il turismo-destinazione è stato soppiantato dal turismo-motivazione, in una città in cui l’argomento caserma è tabù e l’utenza locale, trasferita altrove e motorizzata, va a spendere i propri soldi nei centri commerciali che noi non abbiamo voluto sotto la rupe, preferendo trasformare il corso nella mutanderia dell’Umbria, bisogna scegliere.

E scegliere significa agire ed essere disposti a prendersi le responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte.

Bisogna scegliere se lavorare insieme per portare nuovi flussi medio-decenti sulla rupe e in tutto il territorio o cercare di vendere a 8 euro l’uno i portachiavi di plastica col Duomo, ovviamente made in China, ai ragazzini delle gite che tanto li freghi una volta e poi non li vedi più.

Bisogna scegliere se essere imprenditori e costituire una forza con un minimo potere contrattuale o litigarsi sulla porta gli ultimi turisti rimasti, perché, si sa, se uno sta male e vede che l’altro sta peggio, quasi quasi si sente già meglio.

Bisogna scegliere se sperare che i piani promozionali decisi a Terni incontrino le nostre esigenze o se proporre noi dei piani di marketing strategico ben strutturati da co-finanziare e su cui lavorare per il bene di una vasta area, che può anche prescindere dai confini politici (Terni sì e Bolsena e Civita no?).

Bisogna scegliere se raddoppiare la tassa sui rifiuti alle imprese commerciali, artigianali e ricettive per pagarsi la carta igienica o valorizzare il centro storico e i borghi del territorio per far aumentare il numero delle imprese e la qualità dei prodotti e dei servizi.

Bisogna scegliere se sperare di entrare nelle grazie del politico giusto (magari avendo passato l’estate 2007 come l’asino di Buridano che non sa decidere tra le quaglie ai laghetti o le salsicce al “mercato coperto”) per farci assumere dal comune che già vanta la più alta percentuale di dipendenti per numero di abitanti, oppure iniziare a lavorare per creare le condizioni per una economia reale e non assistenzialisticamente e clietelisticamente drogata.

Bisogna scegliere, consentitemelo, se per noi è più importante il futuro dei nostri figli o la paura di urtare la sensibilità partitica del cugino del nostro migliore amico che è “paraculescamente ammanicato”, ovvero intricato con chi ha tutto l’interesse a mantenere questo incancrenito stato di cose senza spiragli per il futuro se non la fuga.

E buona Pasqua!

17
Mar
08

Raccolta di firme per il campetto di Ciconia

Riportiamo di seguito la lettera presentata dal consigliere di zona e temerario Roberto Abatematteo al Comune di Orvieto per la ristrutturazione del campetto di Ciconia in via degli Aceri, che oggi verte in uno stato di degrado indecoroso. E’ stata effettuata una raccolta firme per invitare il Comune di Orvieto a risolvere la questione, e si è raggiunta in cinque giorni la cifra di circa 320 firme.
Siamo ora in attesa di futura risposta da parte dell’amministrazione comunale, nella speranza che qualcosa si smuova e che le richieste della cittadinanza possano essere prese in considerazione:
All’attenzione dell’amministrazione comunale.
Con questa lettera i cittadini del quartiere di Ciconia, e molti altri residenti di Orvieto e zone limitrofe, intendono portare all’attenzione del Comune di Orvieto un problema che per troppo tempo è stato lasciato in disparte, e di cui ci si è disinteressati quasi completamente.Il campo da calcetto in terra battuta di Ciconia, in via degli Aceri, ad oggi risulta del tutto abbandonato all’incuria, e verte in uno stato di indecoroso abbandono.Si tratta però del campo da gioco più utilizzato della zona, in un’area, quella compresa tra Orvieto Scalo e Ciconia, che conta circa ottomila persone.

Ragazzi di tutte le età, e giocatori più maturi che organizzano regolarmente le proprie partite di calcetto all’interno della settimana o nel weekend, utilizzano costantemente il campo da gioco, nonostante questo necessiti di precisi interventi di ristrutturazione.

Il campo di Ciconia è la prova della scarsa attenzione che finora è stata dimostrata verso alcune infrastrutture sportive e non del nostro comune.

Quello che si richiede con questa lettera, alla quale è allegata una raccolta firme di quanti sono interessati alla miglioria del campo, è:

  • ristrutturazione del campo di gioco in terra battuta
  • sostituzione delle recinzioni esterne
  • sostituzione delle porte all’interno del campo da gioco
  • eventuale costruzione di spogliatoi nei pressi del campo dove i giocatori possano svolgere le attività necessarie alla preparazione alla partita
  • sistemazione degli impianti di illuminazione e innaffiamento

Alla luce dell’importanza che questa struttura dimostra di avere per tanti cittadini orvietani, del forte utilizzo che se ne fa continuamente, e della necessità di garantire a tutti spazi entro i quali poter svolgere attività sportive in maniera adeguata, siamo certi che l’amministrazione comunale risponderà in tempi brevi a queste richieste, con gli interventi che più riterrà opportuni.

In attesa di una vostra risposta, cogliamo l’occasione per porgere i più cordiali saluti.

Il Consigliere di zona

Roberto Abatematteo

27
Feb
08

La vera sfida di chi vincerà le elezioni

Viviamo un momento di grande fermento politico. Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale le forze politiche dispiegano le proprie forze in maniera sempre più massiccia. Come accendiamo la televisione sentiamo parlare di programmi, alleanze, strategie, sondaggi e chi più ne ha più ne metta.

La situazione italiana è complessa ed articolata, e senz’altro non semplici sono le soluzioni ai problemi che viviamo in questi tempi. Ma c’è una cosa, secondo me, più importante di tutte, perché se si risolve quella, a cascata si potrà intervenire su molte altre questioni spinose ed urgenti, in modo efficace.

A costo di essere accusato di semplificare troppo la faccenda, ritengo quindi che chiunque vincerà le elezioni, se vorrà cambiare veramente le cose, dovrà sporcarsi le mani con una faccenda tanto importante quanto “rognosa” e delicata: tagliare in maniera radicale le spese fisse dello Stato.

Volendo fare un paragone, in una famiglia qualsiasi, quando si spende troppo rispetto a quanto si guadagna, cosa si fa? Semplice: si risparmia. Risparmiare significa fondamentalmente tagliare le spese, con il solo ed unico obiettivo di far tornare i conti.

La “famiglia Italia”, invece, durante decenni di spesa pubblica allegra e spensierata, per non dire molto di peggio, ha speso molto (eufemismo) di più di quello che si poteva permettere, ed oggi si ritrova con un debito pubblico spaventoso e interessi da pagare sui propri debiti che fanno a dir poco paura. Interessi che devono pagare i cittadini italiani.

Nella pubblica amministrazione, non credo di dire niente di nuovo e nessuno si potrà scandalizzare per questo, hanno trovato un “nido accogliente” una moltitudine di italiani, messi lì dal sistema politico, perché portatori di voti, determinanti per governare, o più semplicemente per avere peso politico. Quindi non perché ci fosse bisogno di risorse umane, ma bisogno di consenso. Risultato: per fare quello per cui servono in 10, ce ne sono 20 (sarò ottimista?). Ergo: i costi sono il doppio di quello che invece dovrebbe essere il budget. E gli altri 10 non hanno niente da fare, e spesso niente fanno, mentre il resto della popolazione lavora anche per pagare lo stipendio a loro. Non male come prospettiva, eh?!

Non voglio fare l’ipocrita, non do la colpa alle 10 persone in più, ma al sistema che ha consentito loro di assumere una posizione spesso parassitaria, invece di avere infuso in loro la cultura del lavoro, dell’impresa, e della realizzazione personale e professionale.

Diciamo le cose come stanno: tutte le forze politiche, chi più, chi meno, nel corso dei decenni hanno costruito il loro consenso in larga parte sulla gestione del denaro pubblico, ed ora si trovano di fronte ad uno scoglio che per essere superato, comporterà per loro dei momenti assai dolorosi. E quindi se vorranno (anzi dovranno, non si scappa) intervenire, dovranno in qualche modo farsi del male, perché dovranno andare ad intaccare l’impalcatura del loro consenso. Si potrà rimandare, peggiorando ulteriormente la situazione, ma non si potrà evitare.

E i tagli dovranno essere netti e cospicui, solo così si potrà rimettere in moto una macchina, che per quanto bella e potente, consuma oggi come un jumbo. Abolizione delle province, di molti enti, molto spesso completamente inutili, blocco o grande limitazione alle assunzioni nel settore pubblico, diffusione di una cultura nuova del lavoro, questo andrà fatto. E presto. La cultura, tutta italiana, del postarello nel settore pubblico, dove non di rado si trascorrono intere giornate senza alzare un dito va combattuta senza quartiere. Soprattutto a livello culturale.

Io sono dell’opinione che prima di tutto si devono far tornare i conti, poi, SOLO poi, si può parlare di tutto il resto. Ma per fare questo ci vorrà un atto di coraggio, impopolare, senza dubbio, dell’intero sistema politico italiano. Ma anche da veri statisti. Un cambiamento radicale di rotta e di metodo.

Non si scappa, per qui si dovrà passare. E’ indubbio che il nostro sistema di spesa pubblica non è più sostenibile, è indubbio che molti dovranno iniziare a cercarsi un lavoro vero.




Temerari Orvietani

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