Riproponamo sul nostro blog un articolo di Marco Sciarra, pubblicato in questi giorni sul sito di informazione locale www.orvietosi.it, che parla con la consueta chiarezza della situazione in cui si trova la città di Orvieto dal punto di vista del turismo. Buona lettura a tutti.
È di qualche giorno fa la diffusione, da parte di Federalberghi, dei dati più che allarmanti su presenze e permanenze medie ad Orvieto e in Umbria.
Spero solo che nessuno sia cascato dalle nuvole quando ci si è accorti che quasi tutta la provincia di Perugia e lo stesso bacino ternano hanno subito un incremento di flussi nel 2007 mentre Orvieto e il suo territorio hanno riportato dati in nettissima flessione.
Spero infatti che a nessuno sia sfuggito cosa è stata capace di organizzare Perugia attorno alla figura del Perugino (bissando ora col Pintoricchio), mettendo insieme tradizioni, identità locali, ricchezze del territorio, pacchetti ben strutturati ed un battage promozionale di alto livello, mentre da noi ci si stava dimenticando addirittura cosa c’entri Orvieto col Corpus Domini.
E questa mia affermazione non è affatto una iperbole, avendo avuto modo di costatare che non solo i turisti, ma anche parecchi orvietani, quando uscivano dall’ultimo Presepe nel Pozzo -incentrato sull’Eucarestia e i cui pannelli introduttivi parlavano del Corpus Domini, della sua istituzione, del miracolo di Bolsena, di Urbano IV e delle visioni di Giuliana di Liegi- si dichiaravano addirittura sorpresi che una delle più grandi festività del mondo cattolico fosse stata istituita proprio a Orvieto.
Ben venga il corteo storico, specie se meglio valorizzato tutta l’anno con un museo, ben venga il dramma sacro, ben vengano le conferenze, ma uniamo tutto questo e molto altro ancora in un progetto di più ampio respiro e di maggior richiamo e durata, su cui i tour operator, locali e non, possano confezionare fior di pacchetti turistici. E così su qualche altra decina di tematiche di sicuro richiamo per il resto dell’anno.
Oppure siamo convinti che Orvieto abbia il suo futuro nell’industria? Forse è così, se nella sua ultima trionfale visita sulla rupe la Lorenzetti ha parlato di tutto, dalle aree industriali alla new technology, dall’agricoltura alla pubblica impresa, senza spendere mezza parola sul turismo e ricevendo, nonostante questo, scroscianti applausi da tutti i presenti.
Facciamo i conti della serva: la provincia di Perugia ha istituito ben otto sistemi turistici locali, quella di Terni uno solo.
Come mai? Ma è ovvio! Una sola azienda di trasporti, una sola ASL, un solo centro multimediale da mantenere a suon di videocamere e un solo sistema turistico. E poi ci meravigliamo se gli educational organizzati per i tour operator straneri prevedono mezza giornata a Orvieto e cinque tra cascata delle Marmore, archeologia industriale di Terni e tutti i più sperduti centri del ternano-narnese-amerino?
Ripeto, prendiamone atto, ma almeno non caschiamo dalle nuvole!
Ora la sede del consorzio turistico provinciale unico è Orvieto, ma è già noto che ci sarà una sede-fotocopia anche a Terni, e la paura, fondata, è che, nonostante promesse e impegni, anche la promozione di Orvieto continuerà ad essere fatta con le briciole che cadono dai banchetti altrui, magari foraggiati grazie all’appeal delle guglie del nostro Duomo.
Già, la promozione, quella strana cosa di cui noi Orvietani abbiamo conosciuto il nome solo ora che ci troviamo con l’acqua alla gola, ma che ancora facciamo in forma fin troppo privata e privatistica, totalmente disgregata e spesso schizofrenica.
Evito di parlare di nuovo dell’inutilità manifesta del defunto Orvieto Promotion (a proposito, quando me la restituite la quota capitale?), così come evito di cadere nella bassa polemichetta che vuol far notare che ci sia un orvietano ad amministrare l’organismo regionale di promozione, dato che a noi orvietani ci fa sempre un po’ specie sembrare di essere di parte: siamo magnanimi, tanto che, quando a capo di una nota testata regionale c’era un orvietano, si preferiva non parlare quasi mai di Orvieto, ma giusto per non sembrare di stare a fare favoritismi.
Non voglio invece evitare di puntualizzare un’altra volta l’ovvio: il Duomo, il Pozzo di San Patrizio, le caserme, le scuole, l’ospedale, hanno per decenni empito le casse degli operatori turistici, ricettivi e commerciali orvietani senza il benché minimo sforzo di promozione.
Ora però, in un momento in cui il turismo-destinazione è stato soppiantato dal turismo-motivazione, in una città in cui l’argomento caserma è tabù e l’utenza locale, trasferita altrove e motorizzata, va a spendere i propri soldi nei centri commerciali che noi non abbiamo voluto sotto la rupe, preferendo trasformare il corso nella mutanderia dell’Umbria, bisogna scegliere.
E scegliere significa agire ed essere disposti a prendersi le responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte.
Bisogna scegliere se lavorare insieme per portare nuovi flussi medio-decenti sulla rupe e in tutto il territorio o cercare di vendere a 8 euro l’uno i portachiavi di plastica col Duomo, ovviamente made in China, ai ragazzini delle gite che tanto li freghi una volta e poi non li vedi più.
Bisogna scegliere se essere imprenditori e costituire una forza con un minimo potere contrattuale o litigarsi sulla porta gli ultimi turisti rimasti, perché, si sa, se uno sta male e vede che l’altro sta peggio, quasi quasi si sente già meglio.
Bisogna scegliere se sperare che i piani promozionali decisi a Terni incontrino le nostre esigenze o se proporre noi dei piani di marketing strategico ben strutturati da co-finanziare e su cui lavorare per il bene di una vasta area, che può anche prescindere dai confini politici (Terni sì e Bolsena e Civita no?).
Bisogna scegliere se raddoppiare la tassa sui rifiuti alle imprese commerciali, artigianali e ricettive per pagarsi la carta igienica o valorizzare il centro storico e i borghi del territorio per far aumentare il numero delle imprese e la qualità dei prodotti e dei servizi.
Bisogna scegliere se sperare di entrare nelle grazie del politico giusto (magari avendo passato l’estate 2007 come l’asino di Buridano che non sa decidere tra le quaglie ai laghetti o le salsicce al “mercato coperto”) per farci assumere dal comune che già vanta la più alta percentuale di dipendenti per numero di abitanti, oppure iniziare a lavorare per creare le condizioni per una economia reale e non assistenzialisticamente e clietelisticamente drogata.
Bisogna scegliere, consentitemelo, se per noi è più importante il futuro dei nostri figli o la paura di urtare la sensibilità partitica del cugino del nostro migliore amico che è “paraculescamente ammanicato”, ovvero intricato con chi ha tutto l’interesse a mantenere questo incancrenito stato di cose senza spiragli per il futuro se non la fuga.
E buona Pasqua!
Commenti recenti