Archivio per Febbraio 2008

27
Feb
08

La vera sfida di chi vincerà le elezioni

Viviamo un momento di grande fermento politico. Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale le forze politiche dispiegano le proprie forze in maniera sempre più massiccia. Come accendiamo la televisione sentiamo parlare di programmi, alleanze, strategie, sondaggi e chi più ne ha più ne metta.

La situazione italiana è complessa ed articolata, e senz’altro non semplici sono le soluzioni ai problemi che viviamo in questi tempi. Ma c’è una cosa, secondo me, più importante di tutte, perché se si risolve quella, a cascata si potrà intervenire su molte altre questioni spinose ed urgenti, in modo efficace.

A costo di essere accusato di semplificare troppo la faccenda, ritengo quindi che chiunque vincerà le elezioni, se vorrà cambiare veramente le cose, dovrà sporcarsi le mani con una faccenda tanto importante quanto “rognosa” e delicata: tagliare in maniera radicale le spese fisse dello Stato.

Volendo fare un paragone, in una famiglia qualsiasi, quando si spende troppo rispetto a quanto si guadagna, cosa si fa? Semplice: si risparmia. Risparmiare significa fondamentalmente tagliare le spese, con il solo ed unico obiettivo di far tornare i conti.

La “famiglia Italia”, invece, durante decenni di spesa pubblica allegra e spensierata, per non dire molto di peggio, ha speso molto (eufemismo) di più di quello che si poteva permettere, ed oggi si ritrova con un debito pubblico spaventoso e interessi da pagare sui propri debiti che fanno a dir poco paura. Interessi che devono pagare i cittadini italiani.

Nella pubblica amministrazione, non credo di dire niente di nuovo e nessuno si potrà scandalizzare per questo, hanno trovato un “nido accogliente” una moltitudine di italiani, messi lì dal sistema politico, perché portatori di voti, determinanti per governare, o più semplicemente per avere peso politico. Quindi non perché ci fosse bisogno di risorse umane, ma bisogno di consenso. Risultato: per fare quello per cui servono in 10, ce ne sono 20 (sarò ottimista?). Ergo: i costi sono il doppio di quello che invece dovrebbe essere il budget. E gli altri 10 non hanno niente da fare, e spesso niente fanno, mentre il resto della popolazione lavora anche per pagare lo stipendio a loro. Non male come prospettiva, eh?!

Non voglio fare l’ipocrita, non do la colpa alle 10 persone in più, ma al sistema che ha consentito loro di assumere una posizione spesso parassitaria, invece di avere infuso in loro la cultura del lavoro, dell’impresa, e della realizzazione personale e professionale.

Diciamo le cose come stanno: tutte le forze politiche, chi più, chi meno, nel corso dei decenni hanno costruito il loro consenso in larga parte sulla gestione del denaro pubblico, ed ora si trovano di fronte ad uno scoglio che per essere superato, comporterà per loro dei momenti assai dolorosi. E quindi se vorranno (anzi dovranno, non si scappa) intervenire, dovranno in qualche modo farsi del male, perché dovranno andare ad intaccare l’impalcatura del loro consenso. Si potrà rimandare, peggiorando ulteriormente la situazione, ma non si potrà evitare.

E i tagli dovranno essere netti e cospicui, solo così si potrà rimettere in moto una macchina, che per quanto bella e potente, consuma oggi come un jumbo. Abolizione delle province, di molti enti, molto spesso completamente inutili, blocco o grande limitazione alle assunzioni nel settore pubblico, diffusione di una cultura nuova del lavoro, questo andrà fatto. E presto. La cultura, tutta italiana, del postarello nel settore pubblico, dove non di rado si trascorrono intere giornate senza alzare un dito va combattuta senza quartiere. Soprattutto a livello culturale.

Io sono dell’opinione che prima di tutto si devono far tornare i conti, poi, SOLO poi, si può parlare di tutto il resto. Ma per fare questo ci vorrà un atto di coraggio, impopolare, senza dubbio, dell’intero sistema politico italiano. Ma anche da veri statisti. Un cambiamento radicale di rotta e di metodo.

Non si scappa, per qui si dovrà passare. E’ indubbio che il nostro sistema di spesa pubblica non è più sostenibile, è indubbio che molti dovranno iniziare a cercarsi un lavoro vero.

08
Feb
08

Condoglianze all’amico Roberto

I Temerari fanno le loro condoglianze ed esprimono tutta la loro vicinanza all’amico Roberto Abatematteo, per la grave perdita subìta in seguito al tragico incidente di Castiglione in Teverina, avvenuto negli ultimi giorni.

06
Feb
08

Temerari Fascisti?

Riproponamo sul nostro blog un articolo a firma di Marco Sciarra, pubblicato lunedì 4 febbraio sul sito di informazione locale www.orvietosi.it, intitolato “il fascismo nel 2008″. Alcuni giorni fa, infatti, un commento anonimo pubblicato su questo blog, ci ha accusati di essere fascisti. E visto che il pezzo di Marco ne parla, ci sembra giusto riproporvelo, per chiedervi cosa ne pensate, sia dell’argomento trattato nell’articolo, sia del discorso “Temerari fascisti”. Buona lettura.

Oramai ho preso l’abitudine di commentare le cose dopo che la discussione si è affievolita: ho parlato della statua di Padre Pio dopo che anche i primi fautori della querelle se ne erano scordati, così come ho fatto un commento sulle feste di Natale solo la scorsa settimana, a carnevale quasi concluso.

A volte lo faccio per mancanza cronica di tempo, altre per pigrizia, altre ancora perché credo che le risposte date d’impulso siano talvolta poco ragionate, così come sono convinto che una idea sedimentata e cullata qualche giorno, poi si riesca ad esprimere meglio. Spesso non è così, lo so, ma mi piace crederlo.

Così come mi è piaciuto “chiamarmi fuori” dal dibattito dei mesi scorsi su Forza Nuova e sulla libertà di informazione. È giusto dare voce ad un movimento di ispirazione, vera o presunta, neofascista che però ha la legittimazione ad esistere da parte di uno Stato che per costituzione è antifascista? O è forse meglio non dare spazio, rinunciando ad un po’ di pluralità e risolvendo in privato una (vera o presunta) carenza dello Stato, che consente a questo movimento di esistere ed esprimersi? Ovviamente non solo non ho la risposta, ma sono anche convinto che a ben guardare abbiano ragione entrambe le fazioni, dato che in una realtà complessa come quella della nostra società civile, capita spessissimo che il contrario di una verità sia un’altra verità. E meno male!

Però da diverso tempo mi è sorta una strana voglia di capire cosa sia davvero il fascismo, e ho scoperto che la bibbia di noi internauti, Wikipedia, tace, ammettendo di non avere una definizione, mentre sa tutto (o quasi) della storia del movimento, del duce, delle idee di razzismo e di antisemitismo, del sentimento di orgoglio nazionale, della dittatura, delle opere del regime e di tutto il resto che già la mia mente confusa associava a vario titolo alla parola “fascismo”.

Vabbeh, si vede che bisogna essere nebulosi sulla definizione, così che tutti possano tacciare gli altri di essere fascisti e tutti possano difendersi dall’accusa, perché si sa, per i nemici la legge si applica, per gli amici si interpreta…

C’è stato qualcuno che ha addirittura accusato i Temerari (con un commento anonimo sul blog temerariorvietani.wordpress.com) di essere fascisti.

A questo punto, allora, mi è venuto il sano dubbio di sapere quale diamine fosse la definizione di fascista. Da amante dei libri come sono, ho lasciato perdere internet per rispolverare il caro Grande Dizionario Italiano dell’Uso della UTET ed ho appreso che la definizione di “fascismo” è: «movimento politico, fondato da Benito Mussolini nel 1919, che fu al potere in Italia dal 1922 al 1943, dando vita ad un regime dittatoriale a carattere totalitario, nazionalista e anticomunista, al quale si ispirarono molteplici movimenti e regimi in Europa e nel resto del mondo».

Mumble mumble…

E dove sarebbero fascisti i Temerari?

Andiamo per ordine:

1) «regime dittatoriale a carattere totalitario»: qualche decina di amici che si ritrova per discutere, fregandosene delle appartenenze politiche dei partecipanti, nel rispetto di tutti e nella speranza che si possa dare una piccola, piccolissima scrollata ad una Orvieto che dorme sarebbe dittatoriale? Provare a vedere se si possa concretizzare qualche micro-progetto usando il buon senso prima delle macrocategorie destra-sinistra sarebbe totalitario?

E allora alcune amministrazioni italiane che non ti cacano se non hai la tessera del loro partito cosa sono? E altre che spacciano la mera declamazione delle decisioni prese nella stanze dei bottoni per partecipazione, comunicazione e dialogo? Boh…

Mia nonna mi racconta che ai suoi tempi, sotto il fascismo, si andava a scuola vestiti da figli della lupa, balilla e via discorrendo, secondo sesso ed età; mi racconta anche che l’istruzione, lo sport, gli eventi, erano tutti sotto l’unico grande cappello del fascismo.

Ma in tante realtà italiane non accade forse così anche ora, dove o ti servi dell’associazione, della cooperativa e della società giusta oppure non puoi fare nulla?

Unica differenza: allora era dichiarato, ora è tacito.

2) «nazionalista»: qui, mutatis mutandis e riportando tutto alla realtà locale, quasi ci siamo; infatti un pizzico di campanilismo (inteso come amore per la propria città, per le sue bellezze, per la sua storia e per le sue potenzialità) nei Temerari lo noto, ma allora sono ancor più temerari il sindaco e gli assessori che la scorsa settimana hanno dipinto sul settimanale di RaiTre una Orvieto-Mulino Bianco in cui l’immondizia profuma, il commercio va a gonfie vele anche grazie ad una ricerca di cui non si sa nemmeno se verranno pubblicati i risultati, e il piano del traffico è l’ultimo tassello di un sistema globale di riordino e promozione. E magari anche il prezzo di svendita della caserma, che è pari pari quello del buco delle casse comunali, è frutto di un grande progetto di sviluppo…

Se questo non è amore per Orvieto cosa è?

È amore vero, datemi retta, quello che ti fa vedere i nei sul volto dell’amata come preziose perle nere, che ti toglie la vista, e in questo caso pure l’udito e l’odorato, e mi sa tanto anche il tatto e il (buon)gusto…

Ok, i Temerari saranno pure campanilisti, ma c’è chi li frega, e di brutto pure!

3) «anticomunista»: a parte il fatto che bisognerebbe capire cosa significhi essere davvero comunista nel 2008 e se la attuale sinistra abbia ancora nulla a che vedere coi principi di uguaglianza sociale, di comune proprietà e gestione di beni e mezzi di produzione, diciamo pure che, dal mio parzialissimo e ristrettissimo osservatorio, ad Orvieto ed in altre piccole realtà di profonda provincia, essere comunisti per parecchi mi sa tanto che voglia dire aspettarsi che la politica ti dia lo stipendio, direttamente o attraverso un equo scambio posto di lavoro-numero di voti. Da questo punto di vista, per quel po’ che ho potuto sbirciare, i Temerari sono davvero anticomunisti, nel senso che, lavoratori in proprio o dipendenti che siano, campano (sopravvivono, va’) tutti del loro lavoro e delle loro capacità, senza dover dir grazie o garantire preferenze a nessun amministratore o politicastro. E vi paresse poco…

Sarà allora per questo che chi, per sfortuna o incapacità, si ritrova a non condividere questa sorte avrà trovato l’unico sfogo alla sua rabbia e alla sua gabbia nel dire «Temerari fascisti»?

Chi mai può dirlo? Chi mai può dialogare (ovvero non solo urlare improperi, ma riuscire ad argomentare e ad ascoltare le ragioni dell’altro interlocutore, ribattendo e istaurando una comunicazione efficace, reciproca e proficua) con un fantasma senza firma e senza attributi?

Concludendo, cari lettori, in questa Orvieto senza dialogo e senza (auto)ironia, chi è più fascista, i Temerari che provano a farsi qualche domanda e a mettersi in gioco e in discussione o chi, dall’alto delle sue certezze sancite da chissà quale supremo ente divino, si autodefinisce non-fascista ed accusa di essere fascista chi solo si azzarda a non pensarla come lui (o chi per lui)?

01
Feb
08

Ce semo. E ce famo.

L’incontro dei Temerari del 30 gennaio è stato un successo. Un buon numero di persone presenti, e, lasciatemelo dire con orgoglio, tutta gente di grande qualità. Davvero.

Nel nostro piccolo (per ora…) abbiamo segnato una svolta epocale nella vita cittadina: erano infatti presenti uomini e donne di ogni orientamento politico, che hanno parlato tra di loro, condiviso molte idee, dimostrato di avere una buona parte di valutazioni e di obiettivi comuni, nonché la volontà ferma di andare avanti insieme. E scusate se è poco.

Adesso che faremo? I prossimi incontri, che partiranno a breve, serviranno per definire fin nei dettagli il soggetto, la sua organizzazione ed il suo funzionamento.

Ci siamo, quindi. Senza dubbi. E ci faremo sentire. Con la nostra libera voce e con la nostra azione.




Temerari Orvietani

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Per info temerariorvietani@libero.it

 

Febbraio: 2008
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829  

Statistiche

  • 10,592 hits